Il kitesurf come scuola di vita

Il titolo di questo articolo sembrerà un po’ eccessivo a molti, ma non appena avremo spiegato il senso che bisogna dare alla frase, vi si aprirà un mondo. Il tema centrale è quello del compiere movimenti semplici ai quali però la nostra memoria muscolare non è affatto abituata. Durante un corso di kitesurf ci si allena a compiere questi movimenti già dalle primissime lezioni. Si tratta, infatti, di uno dei 3 sistemi di sicurezza che un allievo deve SEMPRE tenere a mente come opportunità per reagire alle situazioni di emergenza. Ma vediamo nel dettaglio a cosa ci riferiamo esattamente:

Chi ha già seguito un corso di kitesurf, avrà udito mille volte il proprio istruttore esclamare: “Molla la barra!” Bene, è proprio questo il punto, perché una cosa che dobbiamo imparare molto presto a fare è esattamente lasciare andare via la barra dalle nostre mani quando sentiamo che il kite ci sta sbilanciando in avanti. Il rischio, se non impariamo rapidamente questa manovra è quello di cadere a faccia avanti o peggio, di essere trascinati dalla vela nella direzione del vento.

Il nostro sistema nervoso, in particolare quello che va ad attivare gli organi del corpo e mobilitare le risorse per intervenire nelle situazioni di emergenza, è abituato a reagire automaticamente ad una perdita di equilibrio del corpo cercando un appoggio, afferrando qualcosa che ci possa rimettere dritti in piedi. Ecco, in un corso di kitesurf s’insegna a reagire esattamente al contrario. La vela mi tira in avanti o mi solleva trasmettendomi il tiro attraverso la barra? Io mollo la barra invece di far leva su di essa. Ovvero forzo il mio sistema nervoso ad elaborare un segnale al quale è abituato a reagire in un unico modo, scegliendo una risposta alternativa. Con l’allenamento poi si cerca di rendere quel movimento automatico, agendo sulla memoria muscolare fine, per portare il nostro sistema nervoso a distinguere una perdita di equilibrio classica da quella – che inizia allo stesso modo – generata dalla spinta della vela sulla barra.

Ecco, in questo modo s’imparerà a governare il nostro corpo e i nostri muscoli in un modo molto più raffinato e questo ci permetterà di sviluppare delle doti di propriocezione utili anche nella vita di tutti i giorni. In genere, bambini e adulti sono abituati ad aggrapparsi a qualcosa anche quando è quel qualcosa che ha generato la spinta a perdere l’equilibrio. “Lasciare la barra” o qualunque altro agente ci stia facendo cadere diventa perciò un riflesso immediato, alternativo a quello di aggrapparsi senza distinguere le cause della perdita di equilibrio. Sì, perché, non vi preoccupate: regalarvi questa nuova memoria muscolare non cancellerà la precedente. Sarete semplicemente in grado di reagire in maniera diversa in base alla causa. E non dovrete pensarci perché, pur essendo sempre il vostro cervello ad elaborare i segnali, tutto avverrà come in una sorta di arco riflesso.

E non è finita, perché durante un corso di kitesurf arriverete a lavorare sulla gradualità del rilascio della barra. Questo vi servirà tantissimo per ottenere il massimo risultato possibile da quel controllo, ovvero la gestione di qualunque tipo di strattone che il vento trasmetterà sulla barra (per via delle raffiche o della diversa tensione delle linee causata dall’andatura scelta).

Se questo aspetto del kitesurf vi ha incuriosito, sappiate che esistono molti casi simili anche in altri sport. Ad esempio, chiedete ad un istruttore di sub quanto sia – a volte – complicato insegnare a governare la respirazione, facendo cioè decidere l’allievo di respirare solo con la bocca o alternativamente con la bocca – per ispirare – e col naso – per espirare -. Anche in questo caso occorre andare contro l’istinto, forzando un nuovo comportamento automatico. Volete un altro esempio? Il parapendio. Tutti i piloti di parapendio sanno che, in fase di decollo, con le maniglie dei freni nelle mani, in presenza di vento forte, l’ultima azione da compiere è quella di “aggrapparsi” ai comandi dei freni. Questo ci farebbe trascinare indietro dal vento in maniera incontrollata. L’ideale è invece allentare la presa e lasciare che si generi portanza sul profilo alare. L’obiettivo dei corsi è poi quello di modificare l’azione istintiva, fare in modo che gli allievi non debbano pensarci, ma agiscano in maniera del tutto automatica.

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